sabato 14 ottobre 2017

Ciucca di Rosatellum. Renzi: "Io candidato premier". Cacciari : "Legge ignobile"

Non c'è una grande aria di trionfo in giro, dopo l'approvazione della nuova e discussissima legge elettorale detta Rosatellum. Stamattina Repubblica è uscita con una dichiarazione di Renzi a piena prima pagina: "Il segretario del PD è il candidato premier, per statuto. Punto".
Il PD, partito che proprio oggi compie dieci tribolatissimi anni, avendo perso per strada i volti che ne hanno fatto la storia, è in un momento difficile.

Come leggiamo su La Stampa dalla penna di Francesco Grignetti, c'è un esperto pronto a fare le pulci a quanto è successo. Il filosofo Massimo Cacciari non è per nulla contento: 


Cacciari, questa legge elettorale non le va proprio giù.

«Lasciamo perdere che si riproduce un Parlamento di nominati. E lasciamo perdere che lo fanno a colpi di voti di fiducia. Quel che più mi indigna è che fanno una legge solo per fottere i grillini; li capisco se protestano. È stata una mossa ignobile. In cambio dal giorno dopo avremo l' ingovernabilità delle  accozzaglie politiche. Delle pseudocoalizioni. Della paccottiglia. Più una marea di partitini perché lo sbarramento al 3% è una burla».

Ma la legge non nasce per aiutare il formarsi di coalizioni omogenee?


«Guardi, la logica di questa legge è chiarissima. Con i collegi, i grillini vengono tagliati fuori perché non hanno nessuno con cui coalizzarsi e gli resta solo la quota proporzionale. Ma il Pd secondo me non ha fatto bene i suoi calcoli. Renzi con chi si va ad alleare? Con Alfano? Non so in Sicilia, ma qui al Nord con Alfano i voti si perdono. Oppure con Risappia? 

Ma dai. L' unico effetto che vedo è che bersaniani e compagnia si raggrupperanno in chiave antirenziana. E che anche il centrodestra si unirà: dio non voglia, magari vincerà le elezioni. Capisco bene, quindi, l' interesse di Berlusconi: gli hanno ridato centralità. E capisco pure l' interesse di Salvini, che si è fatto i suoi calcoli, e medita di ripercorrere la strada di Bossi che nel 1994 si fece pagare caro, in numero di seggi sicuri, l' appoggio a Berlusconi».


venerdì 13 ottobre 2017

Quel vuoto a ogni scalino

Ho sceso
Dandoti il braccio
Almeno
Un milione di scale
E ora
Che non ci sei
E' il vuoto
Ad ogni gradino 

(Eugenio Montale 1896-1981)

lunedì 9 ottobre 2017

Caos a sinistra del PD, Pisapia saluta Speranza, MDP si spacca


E' stata una domenica di fuoco, per chi non è convinto di Renzi e non è nemmeno sicuro di voler abbracciare Bersani e soprattutto D'Alema. L'ex sindaco di Milano, leader di Campo Progressista, e Speranza di MDP (dove militano Bersani e D'Alema: bisogna precisare altrimenti capiscono solo gli addetti ai lavori) si sono confrontati a distanza dopo un'intervista di Speranza al Corriere della Sera, nella quale l'esponente emmedipino (mi è venuta così, spero si capisca) ha definito l'attendismo di Pisapia "una soap opera insopportabile".

Speranza, riassume il Corriere il cui ottimo lavoro giornalistico ha di fatto sbloccato la situazione, s'è stufato di aspettare Pisapia ed è in "netto disaccordo sull'alleanza farlocca con il PD renziano".
Pisapia legge e gli manda a dire "Non c'è problema. Buon viaggio a Speranza e al suo partitino del 3 per cento".

Uno a uno palla al centro. Ma mentre Speranza guarda per metà novembre a un incontro con Sinistra Italiana di Fratoianni e Possibile di Civati, Pisapia intende giocarsi altre carte come la Boldrini e Grasso, presidenti di Camera e Senato, ed  Emma Bonino che vedrà il 28 alla Convention Europeista insieme con Prodi ed Enrico Letta.

Insomma un po' di movimento si è creato, alcuni deputati MDP sono in transumanza, e mi chiedo cosa farà il povero Bersani, una persona ragionevole alla quale Renzi aveva fatto saltare i nervi: per me trattare così Bersani è stato davvero come sparare sulla CroceRossa. 

Qui sotto intanto, dal Corriere della Sera, autore Carlo Vulpio, il racconto di ciò che Pisapia ha spiegato in Puglia...
Traete le vostre conclusioni, ma la parola fine non è ancora scritta da nessuna parte, temo.


MESAGNE (Brindisi) 

Alla fine, pur con il tatto e la prudenza che lo contraddistinguono, Giuliano Pisapia lo dice. «Renzi è stato votato alle primarie del Pd da milioni di persone. Non è il candidato premier, ma è il segretario del partito più grande del centrosinistra. Il mio ragionamento, con i personalismi, non c’entra nulla. Io voglio valorizzare ciò che unisce e non ciò che divide, per battere le destre risorgenti e i populismi come quello del M5S. Voglio che sia il centrosinistra a governare e a cambiare l’Italia». Le persone che alle primarie del Pd hanno votato Renzi, per l’esattezza, non sono state «milioni», ma un milione 250 mila. Poiché però rappresentano quasi il 70 per cento di chi ha partecipato alle primarie del Pd, il discorso di Pisapia non si presta a equivoci: chi altri, all’interno del centrosinistra, può vantare un consenso così ampio?


Guardarsi intorno bene, per non sbagliare cavallo

La sala del castello normanno-svevo di Mesagne è piena, ci saranno duecento persone, e Pisapia sembra quasi meravigliato per l’interesse e l’accoglienza, anche perché è una domenica di sole e il tema dell’incontro, «Per un campo largo e plurale», non è particolarmente eccitante. E poi perché da queste parti Pisapia non ha truppe cammellate che lavorino per lui. Questo è il Salento in cui D’Alema riusciva a essere eletto anche quando la sinistra perdeva e dove è in atto un rimescolamento e un «riposizionamento» di tutte le figure di secondo e terzo piano che stavano con Sel, con il Pd, con Emiliano, con Vendola, con D’Alema, con tutti e poi contro qualcuno e poi di nuovo con tutti, e che oggi cercano soprattutto di fiutare bene la direzione del vento per non sbagliare cavallo.

"Se non piacciamo, D'Alema ed io dobbiamo fare un passo indietro"

Pisapia lo sa, e sorvola sul fatto che a presentarlo sia un deputato locale, Toni Matarrelli, che incarna, diciamo così, questa incertezza, e che in tempi record è transitato da Sel a Possibile e da qui a Mdp, e ora è pronto a sostenere l’ex sindaco di Milano. Anche i duecento in sala ne sembrano consapevoli e infatti vogliono ascoltare solo Pisapia, capire se è vero che ce l’ha con D’Alema o se il suo discorso sui personalismi da evitare valga per tutti, e quindi anche per lui, che su questo elemento basa la sua proposta. «Vale per tutti. E quindi vale anche per me — dice Pisapia, incassando gli applausi —. Ho detto e ribadisco che se per un centrosinistra largo, coeso, che vuole vincere le elezioni, D’Alema risultasse divisivo, dovrebbe fare un passo a lato. Lo stesso vale per me, che in tal caso farei non solo un passo a lato, ma un passo indietro. Se tutti vogliamo contribuire a ottenere il risultato che ci prefiggiamo, ognuno di noi deve capire questo. Altrimenti regaleremo il Paese a quelli che diciamo di voler sconfiggere».

"Non credo che in Italia ci voglia un quarto polo"

Per far comprendere meglio cosa è venuto a dire, Pisapia ricorre a due esempi. Uno da imitare e uno da evitare. «Lecce è l’esempio di centrosinistra come lo vorrei io — dice —, mentre Sesto San Giovanni, ora governato dalla destra, è ciò che non voglio». Pisapia sostiene che con Renzi sia necessario parlare e che questo non significhi mutare l’orizzonte di un impegno politico «basato sul civismo, l’ambientalismo, il volontariato, l’interazione con il cattolicesimo democratico». E alle critiche «da sinistra» (i suoi ex compagni di Rifondazione, oggi in Sinistra italiana) risponde così: «Loro pensano che oggi in Italia ci voglia un quarto polo. Non sono d’accordo. Non mi interessa un polo di testimonianza. Abbiamo il dovere di proporre, di governare e di cambiare l’Italia. Senza personalismi».

mercoledì 4 ottobre 2017

La maestra Pedrale, una donna con gli attributi


Edda Pedrale da quasi una cinquantina d'anni è anche mia vicina di casa. Ciò malgrado, credo di non averle parlato più di venti volte in tutta la mia vita. Apparteniamo a mondi diversissimi, sia ideologicamente che socialmente, ma dopo aver avuto la notizia della sua dipartita, stamattina, mi sono dispiaciuta. E ho pensato che mi ha sempre dato un'idea di grande sicurezza, di confidenza nelle proprie forze.  Si può dire? Penso sia stata una donna con gli attributi. 
Sarà anche per i suoi modi apparentemente  un po' scostanti,  ma l'ho sempre vissuta come una persona altera, mentre in realtà nella conversazione è apparsa molto gentile, e sempre si è informata della salute dei miei famigliari, dai genitori alle nonne e poi al marito. Aveva un'empatia secca, diretta, venata di comprensione.  Durante i miei due mandati di sindaco, invece,  mi era parsa più riservata e fredda. 
Ho capito tardi che i suoi tailleurs, i suoi cappelli a tesa larga con i quali andava a messa la domenica,  erano un modo per rendere più visibile il profilo di una persona di rispetto, come può essere la figura di moglie di ex sindaco di un piccolo paese come il nostro. 
Mi ha dato l'impressione che si sia occupata con grande scrupolo della sua famiglia, del figlio Luca come del marito. Ancora di recente, affrontava la passeggiata salutista fino ai Galli, malgrado fossero suonate le ottanta primavere. 
Mancherà la sua presenza, in via Michelangelo.

venerdì 22 settembre 2017

Auguro tempo a Crescentino

Per i motivi più strani si può entrare in contatto con una poesia. Oggi per caso ho incontrato "Ti auguro tempo" di Elli Michler, e l'ho trovata un sano antidoto ai nostri tempi, al letargo esistenziale di Crescentino che avanza con l'autunno che comincia oggi 22 settembre, alle 22,02. Una dolce scossa, un augurio e un'attenzione sul verso "se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa".


Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guadarlo sull’orologio.
Ti auguro tempo per guardare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.
Elli Michler

lunedì 18 settembre 2017

Evvai con le strisce in Strada Torino

Finisce il pericolo in strada Torino, stanno rifacendo le strisce e la pista ciclabile tornerà a vivere, 
Era una situazione veramente pericolosa.
(ma guardate che non è merito mio, il mio blog non lo legge nessuno come dice Greppi, e figurarsi se qualcuno mi vuole fare un favore)))

Letargo

Di domenica mattina 17 settembre ho visto i primi segni di letargo autunnale...

giovedì 14 settembre 2017

L'orchestra della Sinistra prova gli accordi, ma ancora non ci siamo...

Prosegue la saga dell'ex sindaco Pisapia e degli ex esponenti del PD (e non solo) alla ricerca di un accordo all'interno della Sinistra oltre il PD, in vista delle prossime elezioni
Come si sa, c'è stato un incontro di 4 ore fra Pisapia, Bersani, D'Alema, Tabacci & C. che non si è concluso malissimo (ma nemmeno benissimo)
Qui la cronaca di Repubblica, per la penna di Giovanna Casadio.

«Sono contento delle assonanze, certo restano dissonanze ». L' orchestra della sinistra ancora non suona come dovrebbe. Giuliano Pisapia, lasciando prima degli altri la riunione con Mdp («Scusatemi, ho il treno per il dibattito con Delrio a FestaReggio ») saluta con l' invito: andiamo avanti insieme, però di strada per trovare l' accordo ce n' è tanta da fare.

E il tempo stringe, perché le elezioni politiche sono dietro l' angolo e la lista della sinistra deve essere pronta presto: vanno scelti in fretta simbolo, programma, se coinvolgere anche Fratoianni, Civati e Tomaso Montanari e Anna Falcone, come comportarsi con il governo sulla manovra economica. Ma soprattutto va sgombrato il campo dai malintesi sulla leadership. «Non ci sto al fuoco amico». Esordisce Pisapia, ieri. Il leader di Campo progressista che ha lanciato il progetto del nuovo centrosinistra, è stato bersaglio di bordate da parte di Mdp fino allo strappo sulle regionali in Sicilia. 

«Caro Giuliano, la leadership si esercita», gli fa da controcanto Arturo Scotto. «Si esercita? Ma se non mi avete neppure consultato sulla scelta del candidato governatore siciliano!».Controbatte Pisapia. A confermare la leadership di Pisapia è Pierluigi Bersani: «Nessuno vuole metterti in discussione». In conclave la sinistra di Mdp e Campo progressista ci resta quattro ore. È il giorno del chiarimento: ripete Roberto Speranza. Riunione affollata (in 18) e ciascuno vuole dire la sua. Ci sono i vecchi leoni ( Bersani , Massimo D' Alema, Guglielmo Epifani per Mdp, Bruno Tabacci con Campo Progressista), i neofiti, gli uomini-macchina come Ciccio Ferrara per Pisapia e Nico Stumpo e Massimo Paolucci per Mdp, gli esperti di legge elettorale Franco Monaco (accanto all' ex sindaco di Milano) e Alfredo D' Attorre, bersaniano, Francesco Laforgia, Cecilia Guerra e Massimiliano Smeriglio. Ogni dubbio è sollevato.

Scoppiano scintille sul governo, dalla manovra economica alla politica sui migranti. D' Alema critica il ministro Minniti sulla Libia. «Ha fatto come Berlusconi con Gheddafi». «Beh, Massimo sono tutti uomini tuoi», osserva Franco Monaco dopo la riunione e fa i nomi di Matteo Orfini, presidente del Pd, di Fabrizio Rondolino e Claudio Velardi, consiglieri renziani, di Gianni Cuperlo. «Cuperlo è un intellettuale. Alcuni hanno non il pelo ma una "amazzonia" sullo stomaco », è la freddura di D' Alema.

Ma il leader Massimo pone una questione politica: «Non ci deve essere nessuno alla nostra sinistra, dobbiamo essere inclusivi il più possibile». A parte Rifondazione, dobbiamo stare tutti insieme: è la proposta. Ma Campo progressista nicchia: un caravanserraglio non porta lontano. E poi c' è il rapporto con il Pd. La nuova sinistra si pone come alternativa al Pd di Renzi ma alle regionali del 2018 il centrosinistra deve marciare unito: insiste Pisapia.

Che la spunta sulla strada da seguire per correggere la manovra: «Per favore, niente demagogia, ma proposte da presentare...», avverte l' ex sindaco di Milano. «Mdp è nata come vestale del governo Gentiloni, sarebbe il colmo farlo cadere adesso»: attacca Tabacci. Bersani assicura senso di responsabilità («Se ci fosse la Troika alle porte, daremmo la fiducia tecnica »), ma punta a modifiche profonde della manovra. Quindi la soluzione sono incontri settimanali di Mdp-Campo progressista per proposte da presentare a Gentiloni. Tutta aperte sono le questioni Assemblea costituente e candidature. Speranza assicura che nessuno vuole prevaricare a colpi di iscritti. Tabacci: «Io non ho iscritti ma "740", ovvero sostenitori, come si pesano?». Pisapia allontana i sospetti di essere disposto a un listone con il Pd, ma canale aperto con Andrea Orlando, Enrico Letta e soprattutto con Romano Prodi.




lunedì 11 settembre 2017

E' tutta una questione di strisce (anche delle piste ciclabili)

Che belle strisce rosse e fresche e visibilissime, nel loro rosso trionfante, ci sono al semaforo di Lamporo.
Ma non si era detto, per l'attraversamento pedonale di viale Madonna nella pericolosissima curva della circonvallazione, che le strisce rosse non si possono fare? E come mai a Lamporo invece si può? Non è che in quel Comune ci sia ai vertici qualcuno sprovveduto, lui sa... e opera anche qui, in vesti diverse e attinenti.
ahi ahi ahi ahi.
Sarà la famosa allergia per il rosso, ben evidenziata anche nel repertorio orchestrale alla dipartita dalla piazza della Stazione dopo l'omaggio ai Nove Martiri, dove si è sentita una musichetta inconcludente piuttosto che Bella Ciao, un must per l'occasione. Ma che puzza di sinistra, no?

Intanto che siamo sulle strisce, rilevo che la non-più-pista-ciclabile di strada Torino è ancora lì che aspetta la sua striscia. Ma quella dev'essere gialla: eddaje, no? Mica c'è paura pure del giallo,  adesso?
(mettiamola in burla va, che è meglio).

domenica 10 settembre 2017

... e Bersani nega il "fuoco amico": vedrò presto Pisapia

Farsi un'idea personale di quanto accade nel mondo magmatico del Centro-Sinistra non è mai stato così utile. In verità, dovremmo informarci di più su tutto, mentre la Rete ci invita alla superficialità.
Ecco qui dunque anche quel che dice Bersani sulle vicende in corso, e soprattutto dopo l'intervista di Pisapia. 
Sempre dal Corriere della Sera, un estratto dal pezzo firmato Enrico Calano

No, non lo accusate di fuoco amico: Pier Luigi Bersani il giorno dopo le parole spazientite di Pisapia, sulla sinistra dei distinguo e dei conflitti fine a se stessi, a Torino per inaugurare la sede regionale e provinciale di MDP-Articolo 1 alla Vanchiglia, a una platea abbondantemente sopra gli anta dice: "Sul fuoco amico Pisapia non pensava a noi, noi siamo solo amici. Ci vedremo la prossima settimana: a unirci sono le cose concrete,  sul fatto che sia vergognoso non cambiare la legge elettorale e che non fare lo ius soli è una pazzia. Alle elezioni vogliamo andare non solo con Pisapia ma anche con lui: una sinistra di governo, uno schieramento unito di ispirazione ulivista".
Magari non sa che D'Alema dell'intervista di Pisapia ha colto il passaggio nel quale egli non s'impegna a una sua candidatura alle politiche: "Mi stupisco che non si chieda a D'Alema se candiderà Pisapia", si dice abbia commentato.
Un altro MDP,  Enrico Rossi, dice che il dibattito "Pisapia sì, Pisapia no" ha già stancato militanti e potenziali elettori.
L'unico a voler unire resta Bersani, che nel comizio improvvisato nel cortile, fra i panni stesi, assicura che gli MDP non sono "gli scissionisti e rancorosi che fanno vincere le destre" ma piuttosto quelli "che stanno cercando di portare l'acqua con le orecchie al centrosinistra".
Si dice pronto a parlare con Renzi, ma sulle sue sconfitte e le ricette economiche va a testa bassa: "Si è illuso di intercettare i voti della destra senza sapere che quando è in difficoltà ti abbraccia come si fa sul ring, si riposa e poi ti stende con un pugno".

Renzi su MDP: deriva rifondarola, colpa loro se si perde la Sicilia


E' importante che ciascuno conosca il suono di tutte le campane, e dopo la lunga intervista di ieri a Giuliano Pisapia, oggi sul Corriere della Sera (come sugli altri giornali) è stata pubblicata la cronaca di una chiacchierata di Renzi con i giornalisti a Taormina, a cura di Felice Cavallaro). 




La campagna siciliana di Matteo Renzi comincia dalla perla dove ha portato i grandi del G7. Operazione vincente. Come spera risulti il 5 novembre la candidatura di Fabrizio Micari, il rettore dell’università di Palermo arrivato anche lui a Taormina dieci minuti prima del segretario Pd nella hall di un albergo dove tanti giovani hanno fatto da cornice per la prima uscita del candidato di centrosinistra e per la prima foto di gruppo subito contrapposta a quella di Nello Musumeci, «circondato da esponenti dei vecchi governi Cuffaro e Lombardo». Ma la due giorni sicula di Renzi non sembra sintonizzarsi solo sugli avversari naturali, Musumeci e i grillini di Giancarlo Cancelleri. Perché la questione che più brucia sembra il «fuoco amico», quello esploso dalle trincee per la verità non molto amiche di D’Alema e Bersani, di Claudio Fava e anche di Giuliano Pisapia. Evita riferimenti espliciti il segretario. Dribbla la questione parlando in sala della «competenza» di Micari, ma tuona quando si chiude in una stanza col rettore-candidato ed altri amici: «Con questa loro deriva rifondarola, se Micari vince risulteranno irrilevanti, se si perde saranno responsabili».
Sicilia-laboratorio
Forse si riferiva soprattutto ai satelliti anti Pd della sinistra anche quando metteva in guardia la platea: «Sbaglia chi utilizza la Sicilia per partite personali». E ancora: «La Sicilia non è una cavia e le elezioni regionali non sono uno stress-test». I suoi avversari diranno che, nel timore di perdere, Renzi cerca di sottrarre il voto del 5 novembre dal «tavolo nazionale». Ma insiste sull’idea di stracciare come una vecchia foto consunta l’immagine della Sicilia-laboratorio. Pronto alla ricostruzione di quanto è accaduto finora con una stoccata a Pisapia: «Non voglio parlare di singole persone, ma D’Alema, Pisapia, altri faranno la loro battaglia nazionale. E io non voglio nemmeno parlarne perché questo è quello che loro vorrebbero».
«Ognuno ha fatto le sue scelte»
E nel chiuso di quella stanza riecheggia la genesi della candidatura del rettore: «Espressione di un’area civica, individuata da Leoluca Orlando che ne ha parlato a Roma con i big della sinistra, presente Pisapia. E da quella riunione tutti uscirono consenzienti. A cominciare dai dirigenti del Pd che fecero un passo indietro. A cominciare da me, che convinsi l’amico Davide Faraone a rinunciare. Poi ognuno ha fatto le sue scelte...». Ovvio il richiamo alla presenza in coalizione di Angelino Alfano che stamane sarà in conferenza stampa a Palermo con Micari. E Renzi anche su questo respinge le critiche che arrivano non solo da Fava ma anche da Pisapia: «Durante quelle riunion, si era parlato del “modello Palermo”. Così si arriva a Micari. E tutti erano d’accordo, condividendo la strategia di Orlando. Ma a Palermo nel centrosinistra di Orlando c’è Alfano. Lo scoprono ora?».

venerdì 8 settembre 2017

Pisapia: "La Sinistra è unita fuori dal ceto politico, dentro è tutto complicato"

Un giorno ri-leggeremo questa intervista a Giuliano Pisapia, e ci ricorderemo di quante verità amare abbia fatto intuire, con il suo fraseggio piano ma deciso.
In questo momento a mio parere l'ex sindaco di Milano è quello che ha una visione più chiara, perché non contaminata da odi rabbie e desiderio di vendette, del futuro del Centro-Sinistra.
Non so in realtà se questo futuro esista, perché dopo le ultime in Sicilia del ducetto Renzi, e tenendo conto dei sondaggi che danno in testa i 5 Stelle, del centro-sinistra tutto minuscolo non resterà che polvere.
Pisapia ha una dote rara: è pronto a stare fuori dai giochi, non è assatanato di potere. Lavora per l'Italia. Ce ne sono pochi, così.
Sarò catastrofica, ma Bersani e D'Alema sono troppo rancorosi per non commettere errori.
La situazione è veramente ingarbugliata.
Aldo Cazzullo del Corriere della Sera nel colloquio con Pisapia sa essere chiaro. Certo, per l'ottimismo c'è poco spazio...

Aldo Cazzullo per "Il Corriere Della Sera"

Giuliano Pisapia, lei sette mesi fa annunciava al Corriere la sua discesa in campo.
Ha cambiato idea? Sarà o no il leader della forza che dovrà pur nascere alla sinistra del Pd?
«Oggi è ancora più necessario un soggetto politico di centrosinistra, o sinistracentro, capace di assumere responsabilità di governo e rispondere ai bisogni del Paese, dal lavoro alla povertà. Di fare il leader non avevo nessuna intenzione. Me l' ha chiesto in particolare Articolo 1 ai suoi più alti livelli. Non ho alcun interesse personale, non cerco ruoli o poltrone».

Cos' è cambiato, allora?

«Più che cambiate, diciamo che molte cose si sono aggravate. I 5 Stelle dimostrano di avere difficoltà a individuare una classe dirigente, e ogni giorno cambiano idea su quasi tutto. Il centrodestra si rintana su posizioni sempre più estremiste e conservatrici. C' è ancora più bisogno di un progetto responsabile, ampio e aperto di centrosinistra in grado di diventare maggioranza. Non è il momento di accontentarsi di fare testimonianza. Ma deve essere chiaro a tutti che possiamo vincere solo se supereremo le divisioni fra noi. Io sono e resto in campo per questo, per fare di tutto affinché una sintesi si trovi e il centrosinistra vinca. Ma non ho nessun problema a fare un passo indietro o anche di più. La mia professione, che si occupa di diritto e di diritti, continua ad appassionarmi. Mentre proprio non mi appassiona la politica urlata, l' insulto degli avversari e, ancor meno, il "fuoco amico"».

Ci sono davvero le condizioni per far nascere Insieme, l' alleanza che doveva unire le anime della sinistra che non si riconoscono nel renzismo?

«Le condizioni ci sono nella società, nel sindacato, nell' immensa prateria del volontariato laico e cattolico, nel mondo dell' ambientalismo e del civismo, tra le persone che non hanno tessere di partito. Poi, certo, quando la parola "insieme" diventa operazione di ceto politico, le cose si complicano. Vorrei farle vedere la mia agenda delle prossime settimane: mi invitano a confrontarmi nelle feste dei partiti, delle associazioni, la Caritas e Sant' Egidio. Le assicuro che non sono affatto solo a pensarla così. E voglio essere chiaro: il nuovo soggetto politico alle elezioni non farà parte di un "listone". Per quanto mi riguarda, è offensivo ritenere che Campo progressista possa accogliere un' eventuale richiesta di avere "nelle liste Pd alcuni posti più o meno blindati", come ha detto chi vuole far polemiche strumentali».

C' è però l' ostacolo della Sicilia. Renzi e Alfano hanno candidato Micari. Bersani vuole Fava. Come se ne esce?

«Fin dalla sua nascita Campo progressista ha fatto una scelta precisa: non partecipare direttamente a elezioni comunali e regionali, ma appoggiare candidati civici o espressione di una coalizione di centrosinistra. Ho letto in queste settimane vere e proprie "fake news" su mie prese di posizione che non ci sono mai state. Mi sono limitato ad ascoltare alcuni sindaci siciliani. E tutti mi hanno confermato che una divisione del centrosinistra rischia fortemente di portare a una sonora sconfitta. Ecco perché nei giorni scorsi Campo progressista ha rivolto un appello a Micari e Fava: vedetevi, parlatevi.
Un ultimo, disperato tentativo. Solo ora Alternativa popolare, che era profondamente divisa, si è schierata con Micari, il quale avrebbe anche indicato un rappresentante di quel partito come suo vicepresidente. Una "coalizione" non civica, né tanto meno di centrosinistra, come era stato prospettato. Si poteva fare di più per evitare una situazione che probabilmente, ma spero di no, porterà in Sicilia alla vittoria delle destre o dei 5 stelle».

Quale dovrebbe essere secondo lei la legge elettorale?

«Il Mattarellum potrebbe garantire governabilità e rappresentanza, oltre al diritto dei cittadini a scegliere il proprio rappresentante».

Ma non ci sono i numeri in Parlamento.

«Personalmente avrei tentato: ci sono state aperture anche da parte di chi era contrario. Credo che ormai sia tardi per una nuova legge elettorale: andremo alle elezioni con il Consultellum, di fatto proporzionale. Dopo il voto ci potranno essere solo alleanze del tutto diverse, se non opposte, da quelle su cui i partiti si sono impegnati in campagna elettorale. Rispetto ai programmi su cui si è chiesto il voto ci saranno compromessi ignobili, al ribasso. Un vero e proprio tradimento degli elettori».

È impossibile quindi una coalizione di centrosinistra, che vada da lei ad Alfano?

«Gli elettori chiedono chiarezza. Un accordo politico tra chi ha visioni profondamente diverse, se non opposte, porta alla palude. Questa maggioranza di governo è stata una necessità, ma guardare avanti significa costruire un progetto coerente. Il Pd non è autosufficiente; per questo ho sempre ritenuto che dovesse guardare a sinistra e non a destra. Purtroppo sta avvenendo il contrario».

Con Bersani come va? E con D' Alema? Ogni tanto la punzecchia, le ricorda il suo passato in Rifondazione comunista.

«Abbiamo un obiettivo comune: creare le condizioni perché il centrosinistra possa governare il Paese. Non basta dire cose di sinistra, bisogna essere capaci di farle. E per farle bisogna essere in maggioranza. Questa è la sfida, quindi usciamo dal personalismo e dal politicismo. Per quanto riguarda il mio passato di deputato indipendente in Rifondazione, ricordo che dopo aver votato la fiducia a Prodi mi sono astenuto sulla fiducia a D' Alema. Poi c' è stata la guerra in Kosovo e io, dopo aver votato contro, sono andato a dare il mio aiuto in un campo profughi». 

Ma D' Alema in Parlamento lo candiderete?

«Per le candidature - tutte - andranno individuati insieme criteri che tengano conto del radicamento sui territori. E la giusta miscela tra la novità e le esperienze. Per questa ragione ho chiesto che a valutare le candidature siano anche dei garanti che non andranno in Parlamento».

Gentiloni è un buon presidente del Consiglio? La manovra che si profila la convince?

«Gentiloni interpreta la leadership in modo molto sobrio e solido. È considerato un interlocutore affidabile dai partner europei e mondiali. Ma la manovra non è, e non può essere, un aut aut a scatola chiusa. Si può trovare lo spazio per punti dirimenti: nuova occupazione e nuovi investimenti, lotta alle diseguaglianze, mondo della scuola. È importante che si faccia di tutto, ma davvero di tutto, per approvare alcune leggi, tra cui lo ius soli temperato e il biotestamento. Perché se vinceranno le destre non saranno mai approvate».

E Minniti? Idranti nel centro di Roma, e la Brigata 48 in Libia contro i migranti: questa stretta sta portando a una violazione dei diritti umani?
«Non dimentichiamo che l' Italia ha salvato decine di migliaia di migranti nel Mediterraneo. È vero che sono diminuiti gli sbarchi, ma non possiamo ignorare le migliaia di profughi che sono nei campi libici in condizioni disumane, sottoposti a torture e violenze. La tutela dei diritti umani deve essere la nostra priorità. Dobbiamo creare le condizioni per un controllo sovranazionale sui campi profughi in Libia.
Non è facile, ma non possiamo tacere».

Laura Boldrini è diventata una sorta di capro espiatorio nazionale, sui social infuria una campagna contro di lei.
Frequento poco la rete, capisco sia utile ma è anche un luogo pericoloso, che deresponsabilizza le persone e le fa sentire libere di scrivere qualunque infamia. A Laura, che è stata vittima di una vera e propria barbarie, sono molto vicino. Condivido non solo la sua campagna per rendere la rete un luogo di confronto civile, ma anche il suo impegno per il rispetto dei diritti umani. La sua battaglia è la mia».

Da milanese che effetto le fa il ritorno di Berlusconi? Fuoco fatuo o resurrezione?

«È la dimostrazione della debolezza del centrodestra e contemporaneamente della sua forza. Per mantenere in vita il suo partito, Berlusconi è costretto a fare scelte che in più occasioni ha dimostrato di non condividere. Eppure, ricordando un protagonista di Carosello, intorno a Ercolino sempre in piedi il centrodestra, pur di vincere, riesce a essere unito».
Invece su di lei il Foglio titola: "Pisapia subisce ancora".
«Preferisco subisca una persona sola che tante. Perché quello che stiamo cercando di fare non riguarda solo il futuro della sinistra ma anche, e soprattutto, il futuro del nostro splendido Paese».

Riabbraccerebbe la Boschi?

«Certo».

lunedì 4 settembre 2017

D'Alema, imperdibile: "Gentiloni meglio di Renzi, ma ci voleva poco"

Massimo D'Alema - ora uno dei leader di MDP - ha una delle personalità più toste e solide della scena politica italiana, oggetto spesso di ironie almeno tanto violente quanto quelle che lui sfodera. Questa imperdibile intervista di pochi giorni fa al giornalista de La Stampa Andrea Carugati lo conferma. 



Pisapia è ancora il suo leader dopo lo strappo in Sicilia? Massimo D' Alema interrompe per un istante i selfie e le strette di mano con i compagni seduti al ristorante della prima festa di Mdp a Buti, sulle colline vicino a Pisa. «Io sono rimasto alla piazza del primo luglio, a quello che ci siamo detti lì. Poi sono andato in vacanza e non ho più seguito...».

Il sorriso è beffardo ma l' intenzione di lasciare aperto un filo con l' ex sindaco di Milano traspare in modo chiaro: «La Sicilia? Io non ho ancora sentito dichiarazioni di Pisapia su questa vicenda. Ho letto una nota di Campo progressista a favore di un' alleanza civica e di centrosinistra che non comprende Alfano. Questo è quello che sosteniamo come Mdp».
Bersani poche ore prima, dalla Versilia, aveva espresso fiducia verso Pisapia: «Noi vogliamo fare il centrosinistra, Alfano è un' altra cosa. Io e Pisapia la pensiamo allo stesso modo». Nei prossimi giorni con il leader di Campo progressista si incontreranno per tentare di ricucire. 

«Mi fa piacere che si vedano - osserva D' Alema senza nascondere una certa freddezza -, ad oggi non vedo una rottura del percorso comune tra noi e Pisapia». E non sottoscrive la dichiarazione molto dura di Claudio Fava, candidato per le sinistre in Sicilia, che ha definito ieri sul Fatto l' ex sindaco di Milano un leader «evaporato». Sul ministro degli Esteri invece il giudizio è tranchant: «In Sicilia lui e Renzi hanno stretto un accordo di potere per garantire ad Ap una ventina di senatori. Mi chiedo come qualcuno potesse pensare che noi avallassimo questo fatto».

Cercate di far perdere il Pd in Sicilia? 
«La responsabilità - risponde - è di Renzi, che si doveva fare gli affari suoi. In Sicilia ci sarebbe stata un' alleanza di centrosinistra e Alfano sarebbe andato per la sua strada. Lui ha scelto il Pd quando Lega e Fratelli d' Italia hanno messo il veto su Ap. È uno scarto del centrodestra».

«Meno male - aggiunge - che i nostri compagni siciliani si sono tirati fuori da questo pasticcio. Erano consapevoli che i nostri elettori non li avrebbero mai seguiti. Se avessimo sostenuto Renzi e Alfano ci saremmo uniti a una compagnia destinata al fallimento. Non siamo usciti dal Pd per metterci a pasticciare per fare accordi con loro. In Sicilia, come alle prossime politiche, serve una voce autonoma della sinistra che esprima i nostri valori».

Voi siete solo antirenziani? 
«Risponderò citando l' ineffabile avvocato Pisapia, che non è accusabile di essere rancoroso come me. Lui ha detto che serve una "netta discontinuità" di contenuti e leadership per un nuovo centrosinistra e ha escluso alleanze con Alfano. Io mi definisco un seguace di Pisapia. In Sicilia stiamo facendo questo, speriamo che lo faccia anche lui...».

L' ex premier è molto duro anche con Gentiloni: 
«Certo, governa un pochino meglio di Renzi. ma davvero ci voleva poco». 

Bordate anche verso il suo ex fedelissimo Marco Minniti sul tema migranti: 

«È un tecnico della sicurezza, questa purtroppo è invece una grande questione politica. Prima l' Italia aveva come priorità quella di salvare vite umane, ora è evitare che gli immigrati arrivino da noi. Queste persone ora o muoiono nel deserto o finiscono nei campi di concentramento in Libia, dove non sono garantiti i minimi diritti umani». 
Prima di avallare questo «blocco navale», conclude D' Alema, «Minniti si sarebbe dovuto accertare che fosse l' Onu e non le milizie libiche a gestire i campi».

domenica 3 settembre 2017

La pista ciclabile da brividi di strada Torino

Hanno fatto dei lavori, scavato. 
La linea gialla che delimita la pista ciclabile in Strada Torino, dal distributore Esso al Campo Sportivo, non c'è più.
Non mi occuperei di lavori pubblici, li lascerei volentieri al geom. Preti, se non fosse che oggi pomeriggio c'era una famigliola in bici, e il papà con il seggiolino e il bambino, ha detto con voce angosciata alla moglie: "Per carità, mettiti davanti a me stiamo in fila e speriamo di arrivare vivi fino a casa".
Mi ha fatto impressione, aveva ragione.
Le macchine sfrecciavano senza freni e giudizio, come fanno dovunque, a pochi centimetri da loro. Niente ricordava che lì c'è una pista ciclabile.
Sono certa che avete anche altro da fare, lì al secondo piano, ma per favore tirate quella riga gialla su Strada Torino. 

martedì 29 agosto 2017

La Sindaca di San Germano, Rosetta solo di cognome

La Sindaca di San Germano è finita sulle pagine nazionali e nei TG per motivi opposti a quelli di Giusi Nicolini, ex Sindaca di Lampedusa, del PD e trombata nella riconferma in favore di un altro sindaco del PD (è la moda del giorno).
Michela Rosetta ha fatto approvare una delibera di Giunta nella quale si prevedono anche sanzioni da 150 euro a 5 mila per chi affitta case per i migranti. 
Sulle pagine locali di Repubblica si leggono le sue parole: ''Non accettiamo imposizioni  dalla Prefettura o enti privati: e siamo disposti a tutto per evitarle. Lo abbiamo così scritto in una delibera . È  intollerabile  che Prefetture, privati, organizzazioni (religiose e non), cooperative ed enti in genere facciano business con il sistema dell'accoglienza  fregandosene dell'Amministrazione Comunale che, suo malgrado, si troverà costretta a gestire enormi problemi quando la grande maggioranza dei richiedenti asilo si scoprirà non avere diritto allo status di profugo, continuando a pesare sulle comunità locali''.
Evidentemente la Rosetta non fa parte della Comunità italiana e non si sente di condividere le responsabilità del nostro Paese (l'Italia) nell'epocale problema che stiamo attraversando e affrontando. E' come se dicesse: andate nel centro vicino, e non ci scocciate.
Questo business, e in certi casi lo è, dell'ospitalità a pagamento, sta per esempio cautelando l'Italia da evenienze ben più gravi, come il proselitismo per l'Isis. Solo per dirne una, perché ho capito che la carità cristiana non le interessa. 

Brava Rosetta. Il suo cognome non mi fa in questo momento pensare alle rose, e spero intervenga presto il Prefetto per ridurla a più miti consigli, e farle capire che non è una castellana, ma un sindaco della Repubblica Italiana. 

lunedì 28 agosto 2017

Come sconfiggere il grigiore sistemico di Crescentino (grazie Cristian)

Ha scritto Cristian, sul post precedente:

Questa mattina andando a lavorare decido di passare in mezzo al centro abitato di un paese anziché passare dalla solita tangenziale.
Tal paese conta ca 11.000 anime ed è pronto ai festeggiamenti del santo patrono (prossimo 11 settembre). Già oggi il paese è addobbato a festa, un marea di gagliardetti colorati diversi, uno per ogni rione (non so perché ma mi ricorda qualcosa del ns passato). Si respirava nell'aria la voglia di allegria.. 
Una volta Crescentino era così, quindi caro Ivan Ivanovic perché la proloco dovrebbe essere un doppione? perché anche a Crescentino l'unione tra pro loco e vari rioni non può dar vita a qualcosa di importante? 
Lo scorso Carnevale si era lanciata l'idea di far rivivere i rioni, spronando i cittadini a tirar fuori i vecchi stendardi (con poco successo aimè).. io sono stato uno dei pochi.. ma quante polemiche sul web.. (una delle main issue fu che i rioni si fondano su una storia inventata...bah)
Io credo che il grigiore che oggi avvolge Crescentino sia sistemico.. però bisognerà pur far qualcosa.. e c'è bisogno di tutti.


Ricordo a Cristian, e a tutti, che per esempio Gabriele Massa, da assessore, si era sbattuto non poco per far rinascere i rioni, e aveva collegato con la Festa dello Sport di settembre le famose bandierine delle varie zone con gare sportive, e il rione vincitore prendeva in custodia per un anno il dipinto di San Crescentino creato da Mariella Alemanno fino alla contesa successiva.
Sono stupidaggini? No, sono un modo per tenere coeso il senso della comunità, e divertirsi, e allenarsi per le gare allontanando la voglia di spaccare tutto e il disfattismo che si è aggravato negli ultimi tre anni.
Ma qui non voglio cominciare un pippone anti-Greppi o anti-Speranza. 
Voglio solo ricordare loro che lo spoil system (cioè l'ansia di buttar via tutto quello che hanno fatto quelli prima per cancellarne il ricordo) non sempre è un buon metodo.
In questo caso era già nata una piccola tradizione, le persone si erano messe insieme e tutto era avviato. Bastava continuare. 
Sul fatto che Gabriele si fosse inventato una bella cosa, non c'è dubbio. 
Non è che perché l'ha fatto lui sia ora diventata automaticamente una schifezza, vero? 
Ve la sarete mica dimenticata? 
Ma dai, sono passati poi 3 anni...
Cancella di qui, cancella di là, potete anche prendermi per i fondelli per le cose andate male, ma voi cari Amministratori in questo caso avete buttato via il bambino con l'acqua sporca.
E il grigiore, adesso, come ricorda dottamente Cristian, è sistemico. Cioè un dato di fatto diffuso che tutti hanno accettato, e se non se ne esce saremo un Paese di zombie (già un po' lo siamo).
Guardate, come ricorda Mauro da qualche parte, cosa fanno in paesi anche più piccoli, Fontanetto e addirittura Marcorengo che è una frazione. Ma vi pare logico che siamo finiti così male?
Come dice sempre Cristian, c'è bisogno di tutti, senza spoil system. 
Per prima cosa, una Pro Loco. Quando il Prajet avrà finito la sua bella festa e si sarà riposato, faccia un regalo al Paese e si rimetta in gioco in questo progetto. Vedetevi, parlatevi con gli altri tutti, anche con  quelli che vi stanno sui piedi. Eddaje.

Il Sindaco con la sua autorevolezza prenda in mano le redini di una prima riunione, e la smetta di consolare Speranza per le sue sconfitte: lui, ha già fatto come poteva, poverino. 
Altrimenti, non se ne esce.

lunedì 21 agosto 2017

Crescentino senza Pro Loco, e il suo deserto ai tempi di Facebook

Ho fatto delle ferie prolungate su questo blog, chiedo scusa alle persone che mi vengono a trovare, ma ho cercato di resistere alla tentazione di rispondere ancora una volta a Speranza sulla CH4, è diventato un dialogo fra sordi che mi sembra infruttuoso proseguire.
E dunque cercavo di non pensare all'"amato Amare" per non tornare a invischiarmi a ridire le stesse cose, aggiungendo per esempio una domandina piccola, che ormai pongo: ma quando il Comune ha stipulato con la CH4 la nuova convenzione per il (sacrosanto) riscaldamento delle Scuole Elementari, si è parlato e scritto anche dei temi della puzza che vengono  poi sempre buttati addosso a me? Se no, malissimo. Ma se sì, che cosa si è detto, anzi deciso? Sono cose che non si tengono segrete, queste.

Vedete che poi non mi tengo. 

Sono qui invece perché ho appena letto lo sfogone di Mauro Novo sul suo sempre scintillante blog. E' vero, la festa della Madonna del     Palazzo questa volta è più malinconica del solito. Oggi pomeriggio passare per Piazza Garibaldi è stata una sofferenza: due giostre e silenzio di tomba, non un cliente. I portici, sempre più Aleppo e ringraziamo con il cuore i bar che sono aperti.
Ma anche, con il caldo di questa estate qui, forse sarebbe stato più saggio posizionare le giostre su piazza Matteotti, almeno c'è qualche pianta e un po' di spazio. 
Tengo a dire che i giostrai vanno ormai più volentieri nelle località di villeggiatura (dove ci sono poi anche quelli di Crescentino che usano queste strutture). 
Tengo a dire che i giostrai sono sempre meno.
Il fatto è che nel nostro Amato Paesello manca una organizzazione fondamentale: la Pro Loco.
Senza il Madur, come dice Mauro, c'è il deserto.
La Pro Loco c'è stata a breve, sotto questa Amministrazione, poi non più. Non so cos'è successo, ditemelo voi. 
Lo Statuto che ricordo diceva che la Pro Loco è formata dai Presidenti di tutte le realtà associative del paese. In questa formazione, sarebbe una corazzata in grado di far fronte a ogni bisogno, potendo contare sui volontari - per dire - dal Prajet fino alla Crescentinese. Non si può stare senza Pro Loco, succedono le miserie che abbiamo visto in questi giorni. 
Ma perché non ci riprovano? Ogni associazione è un'isola a sé, il senso di comunità si è riversato su Facebook, la gente non sta più insieme, e non solo a Crescentino. Drammatico. 

Confrontata con le Feste Patronali in arrivo nelle località vicine, già la nostra è stata sempre sottotono per la collocazione temporale troppo vicina a Ferragosto. Ma stavolta è una Waterloo.
Non voglio ripetere ciò che dice Mauro: ma scherziamo, una serata danzante senza sedie? In Comune ci sono eccome. 
Sul mercatino, invece, ho una curiosità. A un certo punto mi è stato detto dai funzionari di riferimento che non si poteva più fare. Poi con la nuova Giunta è ricomparso.  I funzionari non sono cambiati: saranno cambiate le leggi, spero...
Un discorso a parte merita la scarsa frequentazione dei cittadini alle manifestazioni di questi giorni.
A parte il periodo delle ferie, da fuori non aspettiamoci nessuno.
Non raccontiamoci palle. 
La città non è accogliente.
Le chiusure dei negozi sono ammoscianti, e molti sono andati in ferie proprio da venerdì, ho visto sui cartelli,  perché c'era la festa. Robe da matti. 
Non c'è niente da fare, niente da vedere, c'è un'infilata di cartelli con VENDESI e AFFITTASI che farebbe scappare chiunque.
In compenso non c'è più stato da parte del Comune alcun tentativo di far rimettere a nuovo la città, nessun invito, nessuna campagna.
Le cose peggiorano.
E la Festa della Madonna del Palazzo è qui a dimostrarcelo.














lunedì 31 luglio 2017

Si vota nel 2018. Finita l'epoca dei leader?



Ilvo Diamanti è un raffinato politologo. Indagatore di statistiche, cuneese, è uno che guardando avanti ha intuito che, forse, molti atteggiamenti di noi cittadini cambieranno con l'approssimarsi delle elezioni del 2018. Sull'argomento elezioni è in corso una rottura di cabasisi (per dirla alla Camilleri) che dura da mesi. Ci vogliono stroncare la pazienza, e noi come reazione ci trasformiamo...
Ecco una parte dell'analisi di Diamanti per "Repubblica".


Ilvo Diamanti per la Repubblica

"Stiamo attraversando una fase politica di attesa. Perché nella prossima primavera si voterà. E non è chiaro chi vincerà. O meglio: se qualcuno vincerà. Ma soprattutto: se riuscirà davvero a governare. Da solo o in coalizione con altri. I motivi per dubitarne sono molti e fondati.

Fra gli altri, ne cito uno, in particolare. Dopo la lunga era dei "partiti di massa", è finito il tempo della "democrazia del leader", come la definisce Mauro Calise (in un saggio pubblicato da Laterza). Senza che si riesca a capire verso dove siamo "in marcia". A partire dagli anni Novanta, infatti, i partiti si sono rapidamente "personalizzati", anche in Italia. Fino all' affermazione del "partito personale", imposto da Silvio Berlusconi, nel 1994.



Ebbene, ho l' impressione che quel tempo, questo tempo, stia finendo. Ne offre una rappresentazione efficace la "Mappa delle Parole" costruita attraverso un sondaggio di Demos-Coop realizzato e pubblicato su Repubblica - nelle scorse settimane. Basta concentrarsi, al proposito, sullo spazio occupato dalle parole della politica. Isolato. Alla periferia del linguaggio pubblico. Rivolto verso il passato. Oscurato dalla delusione. Proprio lì si concentrano tutti i principali partiti e i loro leader. Con una chiara differenza rispetto al passato. I leader non sono più davanti e sopra ai partiti. Non ne costituiscono più la bandiera. Almeno, i porta-bandiera".

Segue un elenco ben noto dei leader: Berlusconi, Renzi, Salvini, 

Grillo, con le loro specifiche che tutti conosciamo.

Poi Diamanti aggiunge:

"La tentazione, di fronte a questo mutamento di scenario, è di affermare che il tempo dei "capi" è finito. Ci troveremmo, invece, di fronte al declino dei leader (come ha sostenuto Giuseppe De Rita sul Corriere). E al parallelo ritorno dei partiti al loro posto "tradizionale", Così, il Pd avrebbe ri-preso il sopravvento sul PdR. Il M5s si sarebbe "normalizzato". Un partito come tutti. Mentre la Lega avrebbe riaffermato la propria identità di partito, oltre o almeno accanto a - Salvini.

Questa idea appare confermata dai sondaggi d' opinione che registrano il calo - più o meno sensibile - o comunque lo "stallo" della popolarità dei principali "capi di partito". Renzi, Berlusconi e Di Maio (insieme a Grillo), in primo luogo. Mentre, non per caso, il leader attualmente - e largamente - più apprezzato fra tutti risulta Paolo Gentiloni. "Capo del governo", ma non "capo-partito". E, per stile di comunicazione e di azione, in fondo, neppure un Capo. Ciò costituisce un indizio interessante di quanto sta avvenendo. Più che a un "ritorno dei partiti", a mio avviso, assistiamo al declino del "Partito del Capo" (come lo ha definito Fabio Bordino).

Perché i Capi hanno deluso. La loro esuberanza, nella vita pubblica e sui media, ha suscitato stanchezza. Soprattutto di fronte all' aggravarsi dei problemi economici e sociali. Al diffondersi dell' insicurezza sociale e della sfiducia verso le istituzioni. Così Paolo Gentiloni è divenuto il personaggio pubblico più popolare. Perché non è "il" leader del Pd. Non ambisce a diventarlo (altrimenti Renzi). Né a fondare, tantomeno a imporre, un nuovo partito personale. Il PdG. Ma agisce sottotraccia. Mentre gli altri leader interpretano, con enfasi, un partito che non c' è. Perché sul territorio e nella società i partiti non si vedono.

Appaiono e si esprimono solo in tv. È il tempo dei "partiti impersonali", che confliggono e si dividono al loro interno. Soprattutto a centro-sinistra.

Ma non solo. Perché non si vedono più grandi fratture ideologiche e di valore. Mentre le fratture "personali" - l' anti-berlusconismo prima e l' anti- renzismo poi - non riescono più a mobilitare i sentimenti. Né i ri-sentimenti."







lunedì 24 luglio 2017

... E Bersani pare sia davvero arrabbiato

Continuiamo con il caso Pisapia-Boschi. Questo articolo che ho preso da La Stampa web ricorda il terzo  principio della dinamica: "Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria".
(secondo me il collega ha un po' caricato troppo, non resta che attendere... Certo la sinistra adora dividersi, e con questo bisogna fare i conti).

di Andrea Carugati
«Basta ambiguità, la nostra gente ha bisogno di messaggi chiari e precisi. Se arrivano quelli Pisapia può abbracciare chi vuole...». Pier Luigi Bersani, dalla Sicilia, risponde con parole ruvide a Giuliano Pisapia. L’intervista di ieri del leader di Campo progressista, altrettanto ruvida con i compagni di strada di Mdp («Il Pd non è il mio nemico, non rifaccio la Sinistra arcobaleno»), rischia di far naufragare il già tumultuoso fidanzamento celebrato il primo luglio a Santi Apostoli tra i fuoriusciti dal Pd e l’ex sindaco di Milano. Un fidanzamento costellato più da sospetti reciproci che da slanci o empatia.  

Domani è in agenda, dopo meno di una settimana dal precedente, un nuovo incontro chiarificatore tra Pisapia e il coordinatore di Mdp Roberto Speranza. Un redde rationem, che potrebbe sancire la separazione prima ancora del matrimonio. «Per fidanzarsi bisogna volerlo in due», spiega un bersaniano. «Lavoro per l’unità, ma non escludo la rottura», confida Ciccio Ferrara, deputato molto vicino a Pisapia. Gad Lerner, primo consigliere, in un bar dietro Montecitorio la mette giù così: «Io e Giuliano pensiamo che la scissione del Pd sia stata un grave errore. Io sono ancora iscritto al Pd...». 

Non ci sono solo le foto di Pisapia abbracciato a Maria Elena Boschi, o le incomprensioni tra il giro dell’ex sindaco e i quadri di Mdp a dividere le due truppe: «Il punto è politico, manca una analisi condivisa degli anni del renzismo», spiega Arturo Scotto. Speranza non smette per un istante i panni del pontiere: «Dobbiamo andare avanti, una nuova forza popolare e di sinistra non è un’impresa facile. È un obiettivo più grande dei destini di ognuno di noi».  

Stavolta non basterà uno stringato e burocratico comunicato congiunto di qualche riga. «Prima della pausa estiva ci devono essere i fatti», spiega Speranza. E cioè il manifesto programmatico «con dieci punti in netta discontinuità con le politiche di Renzi», una squadra e un appuntamento in autunno «dove dare la parola al nostro popolo». A cui far scegliere nome, simbolo, gruppo dirigente. «Dal basso», insistono Speranza e Scotto. «Queste cose non le possiamo decidere in tre in una stanza».  

Anche nell’entourage dell’ex sindaco c’è chi lavora per ricucire. Marco Furfaro, ex pupillo di Vendola e ora di Pisapia, mostra a tutti sul cellulare le parole del leader: «Giuliano ha detto che non andrà col Pd e che le alleanze si decideranno dopo le elezioni. Come D’Alema». L’esegesi non si ferma. «Giuliano parla di competizione col Pd, e siamo d’accordo», gli fa eco Speranza.  

Il nodo politico è tutto qui: Pisapia non dà l’impressione di voler guidare una forza alternativa al Pd. Si vede ancora come federatore di un nuovo centrosinistra. «Un nuovo Prodi», sussurra qualcuno dei suoi. Bersani inquadra il problema: «Con il Pd noi saremo pronti a discutere solo a una condizione: una radicale discontinuità con le politiche sul lavoro e sul fisco. Deve essere chiaro questo. E non a me che ce l’ho già chiaro. Non a Pisapia, ha ma a tutta la nostra gente che ha bisogno di un messaggio preciso, perché si può fraintendere pure un abbraccio o un saluto». «Noi siamo di centrosinistra», ribadisce l’ex segretario dem. «Se il Pd ci sta a fare una cosa di centrosinistra discutiamo di contenuti. Altrimenti ognuno va dove lo porta il cuore». 

Domani dunque l’ultima occasione per ricucire. Ma entrambe le parti già lavorano a un Piano B. Dentro Mdp si pensa a chi potrebbe essere il leader in caso di rottura con l’ex sindaco. Il nome che circola con più insistenza è quello di Bersani. Proprio lui che ha fortemente voluto l’asse con Campo progressista. E che vede come una follia il replay di una sinistra del 3%. E forse è proprio questa la critica che ha fatto più arrabbiare Bersani. «Fino ad ora l’unico che ha militato in un partitino è stato Giuliano, ed era Rifondazione», punge una fonte di Mpd. Quanto a Pisapia, dice Bersani, «o si va a messa o si sta a casa». In caso di rottura, l’ex sindaco potrebbe tornare al lavoro di avvocato. Ma i suoi non ci stanno: «Non si può tornare indietro». In serata Pisapia è arrivato a Montecitorio, per una riunione con Ciccio Ferrara, Furfaro e gli altri fedelissimi. A chi lo ha incrociato e gli ha chiesto dei rapporti con Mdp ha risposto: «Eh, mi tirano per la giacchetta, vediamo...».