mercoledì 17 agosto 2016

La Gabanelli fa i conti con l'immane problema dell'immigrazione

Vorrei mettere a dura prova la pazienza di coloro che sono appassionati o spaventati dal problema dell'immigrazione mondiale e non solo verso le Case Bianco, con questo corposo scritto di Milena Gabanelli di Report sul Corriere della Sera, che ho tratto come si vede da Dagospia. Così, tanto per non leggere più parole a vanvera...

MV 

LA PROPOSTA DI MI-JENA GABANELLI PER GESTIRE IL FLUSSO INCESSANTE DEI MIGRANTI - INVECE DI DARE MILIARDI ALLA TURCHIA DI ERDOGAN, CHE CI RICATTA, USIAMO I FINANZIAMENTI PER COSTRUIRE UN PROGETTO SOSTENIBILE E DURATURO: COSA FARE CON I RICHIEDENTI ASILO, CON I MIGRANTI ECONOMICI, E COME RIPARTIRLI NEL TERRITORIO

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milena gabanelli bluMILENA GABANELLI BLU
Milena Gabanelli per il ‘Corriere della Sera

Le tabelle del Viminale sono perfette: quanti sbarcano, dove si accampano, quanti smistati per regione, da quali Paesi arrivano. Segue il ciclico appello: «Ogni sindaco faccia la sua parte». Ma «quale» parte, e fino a quando? Ogni paese europeo si gestisce i migranti che ha in casa, e chiuse le rotte, di ricollocamenti non se ne parla più.

Per Bruxelles il problema è uno solo: il ricatto della Turchia. Se Erdogan spingerà i 3 milioni di siriani in Grecia, si sposterà il finanziamento da Ankara ad Atene. Ipotesi improbabile perché i 6 miliardi dell' accordo fanno comodo al premier turco, e perché i siriani non hanno nessuna voglia di rimettersi per strada verso le tende di Idomeni, Salonicco o il Pireo; da marzo hanno ottenuto il permesso di lavoro, e l' integrazione in Turchia è meno complessa.
LUCCA MIGRANTILUCCA MIGRANTI

Nella malaugurata ipotesi di un' espulsione di massa, la Grecia sarà travolta da un disastro umanitario che, senza un colossale intervento militare, si sfogherà, almeno in parte, via mare verso l' unico paese impossibile da blindare: l' Italia. Infatti qui gli sbarchi continuano, e i numeri sono cresciuti rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti: arrivano dall' Africa sub sahariana, ma anche dalla Siria, Iraq, Pakistan, Palestina, 2.392 sono di nazionalità sconosciuta, i minori non accompagnati 13.000.

Siria a parte, guardiamo la mappa dei paesi devastati da instabilità, guerre civili, terrorismo e persecuzioni, e avremo un' idea di quel che si sta muovendo alle nostre spalle. Questi sono i dati ufficiali al 31 dicembre 2015: 3 milioni e mezzo in fuga dall' Iraq, 2 milioni e mezzo dall' Afghanistan, 262.000 dal Pakistan, 1 milione dalla Somalia, 750.000 dal Sudan, 450.000 dalla Repubblica Centroafricana, 450.000 sfollati libici, 535.000 dal Congo, 5.000 persone al mese dall' Eritrea.

MIGRANTIMIGRANTI
Dove andranno nessuno lo sa, ma è probabile che almeno una parte punti all' Europa, e noi siamo i più esposti.
Abbiamo 3mila centri di accoglienza temporanea (Cas), 13 centri governativi (Cara), 430 centri Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati gestito da enti locali). Oggi ospitano complessivamente 144.000 migranti. Il sistema ci è costato, nel 2015, 1 miliardo e cento, ma non c' è trasparenza sugli affidamenti, sui finanziamenti, sul rispetto degli standard di erogazione dei servizi previsti da convenzioni e capitolati d' appalto.

Il progetto del governo, sulla carta, dovrebbe essere quello dell' accoglienza diffusa, cioè i piccoli centri da 10/20 posti, gestiti dai comuni, che però oggi accolgono circa 20.000 persone. Il resto sono centri straordinari dati in emergenza e gestiti dalle prefetture, dove non si fa né formazione né integrazione. Ogni sbarco corposo è «un' emergenza» che le Prefetture affrontano reclutando alberghi (a cui si garantisce la clientela), invocando l' intervento delle parrocchie e dei comuni, allestendo tende o container improvvisati in spazi inadeguati.

La gestione è affidata a consorzi, cooperative, associazioni, spesso senza gara, dove si paga, chiavi in mano, pieno per vuoto. Che l' immigrazione sia un grande affare per la criminalità è ormai un fatto accertato. Come potrebbe diventare un' opportunità trovando una soluzione gestibile, continua a non essere una priorità né per Bruxelles, né per il nostro governo.
il campo di idomeni nel fangoIL CAMPO DI IDOMENI NEL FANGO

Dall' inizio di quest' anno dall' Italia non se ne possono più andare, e quando ci riescono, ce li rimandano indietro. Inoltre: dove sono finiti invece i 170.000 sbarcati nel 2014, e i 153.000 del 2015? In parte hanno preso la strada del nord Europa senza farsi identificare, in parte inseriti nel circuito dell' accoglienza, altri vagano per le nostre città e i più desolati paesini. Diventano vittime del caporalato, vendono calzini per strada, chiedono elemosina, si contendono un posto di abusivo nei parcheggi, o peggio, finiscono nel giro dello spaccio.

E' comprensibile che questi scenari preoccupino la popolazione, e alimentino paure nelle quali affonda i denti la strumentalizzazione politica più bieca, con il rischio di rivolte sociali. Di fatto siamo l' hotspot d' Europa, ed è chiaro che il sistema non può più reggersi sulla solidarietà.

E allora, ipotizziamo un piano concreto che possa trasformare il dramma in opportunità, e proviamo a costruire un pragmatico progetto d' impresa, da portare sul tavolo a Bruxelles, in cambio di finanziamenti, dell' impegno alla ripartizione delle quote, e della supervisione di un commissario europeo.

idomeni ospita circa novemila profughiIDOMENI OSPITA CIRCA NOVEMILA PROFUGHI
Cominciamo con i richiedenti asilo, che abbiamo l' obbligo di accogliere: la mano pubblica deve riprendersi l' organizzazione, il controllo e la gestione dell' intera filiera, utilizzando cooperative e associazioni per svolgere solo funzioni di supporto. Ipotizzando l' accoglienza di 200.000 persone l' anno occorre identificare 400 luoghi, che possano ospitare mediamente 500 persone.

Gli ampi spazi pubblici inutilizzati ci sono: gli ex ospedali, i resort sequestrati alle mafie, e soprattutto le ex caserme. Ne abbiamo in tutto il paese, dalla Sicilia al Friuli, alcune agibili subito, altre in parte, alcune da adeguare del tutto, facendo i lavori con procedura d' urgenza. Sono luoghi adatti perché gli spazi enormi consentono di modulare l' esigenza di abitabilità con le attività da svolgere all' interno: corsi di lingua, di educazione alle regole europee e formazione per 8 ore al giorno.

Inoltre asili per i bambini e aule scolastiche per i minori.
Occorre definire regole inderogabili: obbligo di frequenza, pena il ritardo nella collocazione definitiva, accettazione di un piano transitorio di permanenza quantificabile in 6 mesi; periodo di tempo necessario per il perfezionamento dell' identificazione, l' espletamento delle pratiche per il ricollocamento, e la definizione del curriculum di ogni rifugiato: dal titolo di studio, a quale mestiere sa fare.
ERDOGAN MERKELERDOGAN MERKEL

Per fare tutto questo occorrerà assumere a tempo pieno 22.000 professionisti (fra insegnanti, formatori, psicologi, medici, addetti). Costo molto approssimativo per la messa in abitabilità dei luoghi: 2 miliardi di euro. Gli stipendi del personale e il mantenimento di strutture e ospiti (vitto, luce, acqua, riscaldamento) sono invece quantificabili in 2 miliardi e 200 milioni l' anno. Sono calcoli ovviamente approssimativi, anche se fatti con la consulenza di professionisti del settore, e quindi sono da considerare un ordine di grandezza da cui partire.

I vantaggi: percezione di maggiore sicurezza, migliore disponibilità sociale perché il sistema organizzativo oltre a fornire strumenti reali per una integrazione, porta lavoro a personale italiano e rimette in moto l' edilizia. Con il risultato di lasciare, quando questo ciclo si sarà concluso, un patrimonio valorizzato (mentre oggi è in costante degrado).

erdogan merkelERDOGAN MERKEL
Se mettessimo in piedi il progetto organizzato in questa maniera i nostri sindaci sarebbero più disponibili ad accompagnare il rifugiato all' inserimento nel territorio? Quelli consultati, a cominciare dal sindaco di Milano Giuseppe Sala, su cui pesano i numeri più consistenti, la risposta è stata: «Magari! Oggi ricevo 30 euro al giorno a persona per trovare un posto dove farla dormire, ma poi? I flussi sono in aumento, molti hanno un livello basso di istruzione, non sappiamo cosa sanno fare. Sarebbe tutto più gestibile se ci arrivassero con uno screening fatto e un minimo di formazione».

I paesi membri invece si prenderebbero la loro quota, già identificata e formata? I delegati all' immigrazione di Svezia, Norvegia e Germania hanno risposto che a queste condizioni, e con il coinvolgimento di tutti i paesi, la disponibilità ci sarebbe.

Abbiamo infine sottoposto il progetto al Commissario europeo Avramopoulos lo scorso maggio, e alla domanda «l' Europa potrebbe finanziarlo e contestualmente imporre la ridistribuzione?», la risposta è stata questa: «Se l' Italia mettesse in piedi un piano nazionale complessivo, e il governo lo facesse suo presentandolo agli organi europei competenti, sarebbe senz' altro recepito positivamente.
merkel regala a erdogan la testa del comicoMERKEL REGALA A ERDOGAN LA TESTA DEL COMICO

I soldi ci sono. Per quel che riguarda la rilocazione di chi è stato identificato come avente diritto alla protezione internazionale, non ci sono scuse, anche se ci sono resistenze, le decisioni sono vincolanti». Quindi perché non provare a percorrere questa strada?

Altro discorso per il migrante economico. La posizione dell' Italia e dell' Europa è quella del rimpatrio e il piano è orientato all' aiuto attraverso lo sviluppo di economie nei paesi d' origine.

Una prospettiva giusta, che richiede tempi lunghi, ma intanto come si affronta quel 60% di sbarchi che non rientra nella categoria dei richiedenti asilo? Con un decreto di espulsione. Se ne dovrebbero andare volontariamente, ma non lo fanno perché non hanno documenti validi, né soldi, né tantomeno voglia. Diventano clandestini, e quando li trovano finiscono nei Cie (centri di identificazione ed espulsione).

Nel 2015 su 34mila irregolari è stato rimpatriato forzatamente solo il 46%. Costo: 35 milioni di euro. La partita dei rimpatri si contratta attraverso accordi con i paesi d' origine, non facili e molto onerosi, e anche di questo non dovremmo farci carico da soli.

ALFANO RENZIALFANO RENZI
Mentre quello che possiamo fare è sveltire la macchina giudiziaria. Il problema è che dentro a questo 60% c' è un numero imprecisato di cittadini che non provengono da Paesi in guerra, ma fuggono da persecuzioni e chiedono una protezione. E se questa non viene concessa, intasano i tribunali con i ricorsi. Ci vogliono in media 2 anni per stabilire chi deve restare e chi no, quando sarebbe sufficiente qualche mese; ma ci vorrebbero 40 giudici dedicati solo a questo, e il costo è quantificabile in 3 milioni di euro l' anno.

Questo è lo scenario che ci attenderà per almeno un decennio, ma se c' è la volontà politica si affronta, con la ricaduta di arricchire il Paese, invece di impoverirlo. Ben sapendo, poi, che il compito dei governi è quello di evitare i conflitti, non di crearli, mentre quello delle Nazioni Unite è di essere protagonista vero, non solo portatore di buone intenzioni.


sabato 13 agosto 2016

Quegli 11 migranti della Case Bianco, gestiti dal Consorzio sociale "Il filo da tessere".

Mentre Milano è presa d'assalto da 3.000 richiedenti asilo, e a Como in 500 stazionano da tempo nel verde intorno alla stazione (mandateci Speranza a fare l'uomo-sandwich)  vengo a sapere da fonte primaria il progetto che riguarda i migranti appena arrivati e in arrivo alle Case Bianco.
Da mercoledì scorso abbiamo 11 persone, nelle prossime settimane il numero salirà  a 30.
Li definiscono "gentili e spaventati", come saremmo anche noi al loro posto. 
Ma le cose paiono essere state fatte bene.
Sono più fortunati di migliaia di altri.
La gestione della loro permanenza è affidata al consorzio "Il filo da tessere", a sua volta collaborante con un altro consorzio nazionale, CGM.
"Il filo da tessere" gestirà la situazione con corsi di italiano, educazione civica, vitto e alloggio.
Ci sarà un portinaio sociale disponibile nelle 24 ore. Fino a fine ottobre è un docente a contratto dell'università di Torino, poi si vedrà. 
La TAO88, società della famiglia Bianco, prenderà dal Consorzio per l'affitto la stessa cifra che chiede al Comune:  190 euro più IVA, per un totale di 240 euro. 
Non so quanto duri l'accordo con il "Filo da tessere". Ma proviamo finalmente a tesserlo, questo filo, invece di lamentarci sempre senza guardare ciò che succede intorno, là nel resto del mondo. 

lunedì 1 agosto 2016

Bellezze crescentinesi.... rinnovate, e ignorate (gli assessori, Don Edoardo, etc etc)

Vorrei spostare un po' l'attenzione da quella mortificante fotografia che ho visto sul blog del bravissimo Mauro Novo, dove è ritratto un uomo-sandwich che in quell'immagine non onora la sua carica di rappresentante della città. 
Non c'è solo una Piazza Caretto che fa soffrire per come è conciata, e non c'è solo Palazzo Jona in Piazza Vische senza persiane e senza dignità. Una dignità è stata restituita, nella sua interezza, a un edificio che giaceva cadente da decenni, e che qualcuno (in Diocesi ma anche in Municipio...) avrebbe voluto raso al suolo per farci finalmente un bel parcheggio che signora mia ce n'è tanto bisogno. 
L'antica chiesa sconsacrata del Cimitero vecchio, con l'aiuto determinante della Fondazione Compagnia delle Opere del San Paolo, e con l'imprescindibile sovrintendenza e maestria dell'Architetto Daniele De Luca responsabile dei Beni Culturali della Diocesi di Vercelli, è tornata almeno nella facciata allo spirito voluto dal Prunotto, allievo dello Juvarra, al quale è attribuita. 







Bene. Ve ne siete accorti, sì vero? Vi sarete accorti anche che la strada è ora percorribile. Quando la feci chiudere, dopo un sopralluogo, il nostro amato Don Edoardo, che è un po' fumino, mi avrebbe voluta mangiare. Quante discussioni, con Don Edoardo... che poi è un tipo simpatico, gioviale, ma se lo tocchi guai, molte volte abbiamo giocato a Peppone e Don Camillo, poi abbiamo sempre fatto la pace.
Invece da quel gesto è scaturito un percorso che ha portato a questo risultato. 
Qual'è il dramma? Che lo straordinario risultato, impensabile fino a qualche anno fa, non è stato annunciato, riconosciuto, diffuso, come avrebbe meritato. E' stato semplicemente ignorato, come se non fosse successo niente. Intanto, l'assessore alla Cultura si occupava di mazze da baseball, e per fortuna il Sindaco sta almeno mettendo a posto l'ex autoscuola Vigé, nel senso che l'ha sventrata pro appartamenti (immagino) e almeno in via Roma, in quel tratto, non ci sarà più la stalla dei piccioni ma solo la bestemmia che l'Uomo Sandwich non ha tempo di cancellare, perché diversamente occupato (ma Don Edoardo, possibile che non se ne sia accorto?).
Morale. Investita dall'indifferenza sia del Comune che della Parrocchia, l'ex chiesa del Cimitero Vecchio rischia di ricominciare a deperire.
Ma Sant'Iddio usatela, fateci qualcosa, inventatevi fra tutti una destinazione. Parlatene. Per carità di Dio. 





lunedì 25 luglio 2016

La vocazione di Crescentino, il destino, l'acquasanta

Leggo su La Stampa di domenica 24 luglio che sui Comuni italiani sedi di impianti nucleari o depositi di materiale radioattivo arriverà una pioggia di milioni compensativi: 30 a Saluggia, e 15 a Trino, in seguito a una sentenza del tribunale civile che ha riconosciuto le somme indebitamente sottratte dallo Stato ai Comuni dal 2003; per risparmiare, si sa, sulle spalle della Comunità, lo Stato è maestro. E' solo un primo grado della sentenza, ma sono soldi spessi, con i quali si potranno fare (quando arriveranno, se le disposizioni lo consentiranno etc etc etc) grandi opere.
Abbiamo sempre detto che noi di Crescentino, da questi due Comuni a pochi km, abbiamo tutti gli svantaggi e nessun vantaggio, se non quei benedetti Fondi di Scanzano ottenuti grazie appunto agli abitanti di quel paese che fecero il diavolo a quattro.
Qui a Crescentino, il diavolo a quattro è stato fatto solo per i due impianti partiti durante la mia Amministrazione, con guai che continuano, con qualcuno non so quanto responsabile che dice: "Ci vorrebbe qualcuno con le palle per far chiudere la Mossi&Ghisolfi", e altri che sui miasmi misteriosi della CH4 (c'erano, poi dal 24 maggio 2014 giorno delle elezioni di Greppi son scomparsi, poi ogni tanto tornano) inanellano articoli nei quali si dice che l'Amministrazione non può fare niente, ormai il danno è fatto... insomma tutte cose mal informate o in mala fede ad uso del populismo più bieco e per continuare a tirarmi i calci negli stinchi. L'unica isola felice - nel senso di impianto a biomasse - che non puzza è quella del sindaco Greppi, che odora di acquasanta e di cui nessuno si è mai lamentato. Anche questo, se ci pensate, è molto stravagante in un paese lamentosissimo.
E' facile dire: chiudete di qui, chiudete di là. Cosa volete fare del nostro paese? Una cittadina turistica? Una mega zona residenziale per miliardari che assumano tutti i disoccupati che ciondolano per la città con l'aria incattivita? La Portofino della Bassa Padana? 
Turismo? Per vedere che cosa? In che stato sono i portici e piazza Caretto che fanno letteralmente pena? Questo vogliono i proprietari degli edifici cadenti che non muovono un dito, vivere - e far vivere - in un paese che fa pena, con tutto l'amore che alcuni di noi possono continuare a nutrire per la propria Piccola Patria. 

Ragioniamo. Anch'io avrei voluto un bel campo da golf, vicino alla Dora, sull'area lasciata libera dalla Teksid. Ma il destino di Crescentino è stato per sempre segnato da quell'insediamento, che regnante il prof Pedrale, nei primi '70 ha mutato la natura di un paese allora di 4 mila e qualcosa anime che viveva di agricoltura, portato qui famiglie da fuori, riconvertendosi in un compound industriale. 
Per qualche decennio c'è stato un po' di benessere, ma il tessuto della città è per sempre cambiato, è via via anzi degenerato con la città che cade a pezzi, e ad offrirsi quando va bene ci sono impianti ormai di quel tipo (non sapete quante richieste di impianti di gassificazione ho respinto). Da questi insediamenti, Crescentino ha tratto quel poco vantaggio che poteva: posti di lavoro (non tanti ma meglio di niente), alcune compensazioni che hanno permesso di mettere a posto aree che gridavano vendetta. Ma l'unico vantaggio che poteva dare la CH4, di permettere alle zone vicine di riscaldarsi risparmiando parecchio danaro (come succede alle scuole) non è stato per esempio utilizzato (quando toccherà, tra l'altro, alle Elementari?). 
Allora chi grida e si lamenta, prima induca il Comune ad esercitare il sacrosanto dovere di controllo (che in questi giorni di odori di M&G è scattato con grande diligenza, peraltro) e poi avanti con i progetti, le idee, le richieste di finanziamenti per nuove attività e start-up e quant'altro. Si tirino fuori le vernici, si dipingano gli edifici. Altrimenti, rassegniamoci a passeggiare sotto i nostri portici aleppiani. 

giovedì 14 luglio 2016

L'addio a due amici Crescentinesi

A volte il destino ti colpisce ai fianchi all'improvviso, come un pugile scorretto. 
E' così che due persone a me carissime per diversi motivi, e assai conosciute in città, se ne sono andate a pochi giorni di distanza l'una dall'altra, e le mie notti sono agitate e piene di ricordi. Come canta Battiato, "credimi, siamo niente".
Renato Pironio, 70 anni tondi quest'anno, non era uno dai molti amici. Carattere introverso, poche parole, larghi sorrisi improvvisi. Bisognava conoscerlo bene, per cogliere il suo senso sottile dell'umorismo. 
Io ci ho passato insieme l'infanzia alla stazione, perché lui era il figlio del capostazione, il friulano Eitel Pironio, e io la Marinella del Caffè della Stazione. Giocavamo insieme, eravamo bambini alla vigilia dell'adolescenza. Ricordo vagamente che sapeva il dialetto friulano e lo parlava, ai tempi. I miei rapporti sono stati più stretti con la sua sorellina minore Enrica, che è un po' anche sorellina mia, abbiamo continuato a tenerci in contatto anche durante il resto della sua vita a Bruxelles, dove lavorava all'Unione Europea. Ma Renato, era anche lui un mio fratello, noi figli unici ci cerchiamo sempre dei fratelli elettivi., anche se poi li vediamo poco. 

Invece di "Caio" Massa del Vichingo, sapete tutto anche più di me. Non mi ricordo di averlo visto in borghese, sempre tutto in bianco e un po' infarinato nella cucina della pizzeria/ristorante che è uno dei punti di incontro della nostra città. Era stufo, voleva andare in pensione, ma non smetteva mai di lavorare come un mulo, un senso del dovere raro. Andavo a salutarlo in cucina, e quando aveva tempo si metteva subito a discutere delle vicende del paese, che seguiva con grande attenzione. 
Credo non avesse ancora 60 anni, e di notte mi chiedo cosa farà Grazia, sua moglie, senza di lui. Erano simbiotici fin da ragazzi, una vita trascorsa giorno e notte insieme.  Lavorando come dei matti, avevano tirato su Gabriele e Martina, dei quali tutti sanno. Persone per bene. 
Anche per Caio, come per Renato, una morte veloce e assurda.
"Credimi, siamo niente"





martedì 21 giugno 2016

Un Gramellini condivisibile

Questo è il "Buongiorno" di Massimo Gramellini apparso su La Stampa del 21 giugno, inizio dell'Estate (che vi auguro buona) e di una stagione turbolenta per il Presidente/Segretario  del Pd.


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21/06/2016

Ti candidi alla segreteria del partito e hai tutti contro, tranne i dispari e gli anarchici. Perdi, ma è come se avessi vinto. Infatti l’anno dopo vinci tu. Ti lasci riempire dalle speranze che hai suscitato: la meritocrazia, l’innovazione, la rottamazione degli apparati. In virtù della carica rivoluzionaria che emani, ti perdonano l’aria furbetta e persino lo sgambetto a Letta, indispensabile per conquistare il governo in tempo utile a vincere le Europee. Adesso puoi fare quello che hai promesso, magari andare alle elezioni e stravincerle. Invece ti impantani nei riti di Palazzo con gli Alfano e i Verdini e ti circondi, Boschi a parte, di esecutori mediocri e ruffiani. Allontani i liberi pensatori e li sostituisci - anche nei media - con falsi amici che fino a ieri stendevano stuoie a Bersani e domani le spolvereranno per Di Maio. A Palazzo Chigi hai due sottosegretari: Del Rio l’anima bianca e Lotti l’anima nera. Fai fuori l’anima bianca. Perdi contatto col mondo reale, vai solo dove sei sicuro di prendere applausi, ma i fischi ti raggiungono anche lì.  

Prometti che tornerai quello di prima, però in Campania sostieni vecchi arnesi alla De Luca, mentre a Roma costringi alle dimissioni Marino - un atipico, come eri tu - e ovunque sposti a destra il partito senza intercettare i voti di destra. Ti aggrappi ossessivamente a un referendum sulle regole del gioco, anziché combattere l’oligarchia finanziaria che impoverisce i tuoi elettori. Perdi Roma, Torino e il tuo senso in questa storia. Ma puoi ancora ritrovarlo, se invece del lanciafiamme prenderai qualche appendino. In giro ce ne sono tanti e una volta piacevano anche a te. 


sabato 18 giugno 2016

mercoledì 15 giugno 2016

Ho rimesso la querela a Lorini della Gazzetta di Saluggia

Questa è una storia che finisce oggi, perché così ho voluto io. E' la storia di una querela che (al contrario di quanto appariva probabile, mi dice il mio avvocato sempre vincitore, Cosimo Palumbo) non si chiude con la condanna del convenuto,  come già era accaduto in passato con il giornale "La Periferia", ma questa volta con la semplice cancellazione del percorso giudiziario, per mio esplicito e dichiarato desiderio.
 La diffamazione - o comunque l'ipotesi di diffamazione - era datata 2012, quando ero Sindaca, e discendeva da uno dei numerosi articoli sulla CH4 nel quale il direttore della Gazzetta Umberto Lorini - con la sua usuale levità di giudizio nei miei confronti - mi definiva una "poveretta, che non distingue una mucca da un cumulo di mais". Dopo la presentazione della mia querela, il procedimento è andato avanti con il rinvio a giudizio di Lorini, e stamattina, finalmente, dopo 4 anni, si è tenuta al Tribunale di Biella (perché è la città dove si stampa l'ex settimanale) la prima udienza.
Chiamata a deporre in apertura, ho comunicato di rimettere la querela. Queste le mie semplici parole, messe a verbale: "Dichiaro di rimettere la querela nei confronti del dott. Lorini (soltanto più tardi ho scoperto che non è dottore, ha il diploma di istruzione superiore, ma amen) poiché è passato molto tempo dalla denuncia. Non essendo più sindaco, non essendomi ricandidata, desidero allontanarmi da questo clima e auspico di ricevere le scuse".
Le scuse non sono arrivate.  
Però la controparte ha accettato la remissione. Avrebbe potuto andare avanti di sua volontà nel procedimento, fino alla sentenza. E non lo ha fatto.
Lorini dovrà ora affrontare le spese del processo, ma è questo l'unico esborso cui è obbligato, per quanto riguarda il mio caso. So che ne ha altri, e forse non tutti i querelanti avranno la mia spontanea disponibilità a far miei i problemi degli altri. Già un amico cui avevo annunciato l'intenzione, mi ha quasi detto che sono pazza. 
Come primo mestiere, tento di fare l'Essere Umano e non lo sciacallo, a differenza di tanti altri che purtroppo ho avuto il modo di incontrare in questi anni che ho dedicato alla mia città. Ma, dicevo, negli ultimissimi giorni sono venuta a conoscenza di difficoltà del convenuto in giudizio, e non ho alcuna intenzione di aggravarle. La mia decisione è stata istantanea. 
Allontanarsi da quel clima si è rivelato fin da oggi un gran sollievo, e questo mi ripaga ampiamente di tutto ciò che in passato mi è stato scatenato contro con il desiderio - di parecchi - di trovare una povera legittimazione nel proporsi come miei avversari, quale che fosse il caso in discussione. Totò diceva che "si tratta di quaquaraquà a prescindere". Quando poi, stamani in tribunale  ho visto arrivare il consigliere/avvocato Mosca, chiamato da Lorini come suo testimone, ho capito subito quanto felice fosse la mia scelta di allontanarmi  da quel pianeta. 
Resterò io, sempre, Marinella Venegoni: anche senza le scuse del signor Umberto Lorini, e amen. 

domenica 12 giugno 2016

Chiamparino: caro Renzi il PD dimentica i deboli


Domenica mattina e' comparsa su La Stampa, a firma di Maurizio Tropeano, una intervista a Chiamparino, presidente della Regione Piemonte ed ex sindaco di Torino, che mi sembra molto significativa delle varie anime che si agitano dentro il Partito Democratico: le elezioni in corso sono una dura prova per il Renzismo, vengono al pettine i nodi irrisolti di una gestione da molte parti criticata del più grande partito di Centro-Sinistra, che corre con animi divisi verso il Referendum del 2 ottobre.  Politicamente, il momento e' delicatissimo per chi ancora si riconosca nei valori fondanti della sinistra, messi in discussione e scavalcati dall' onda di richiesta di nuovi volti che non basteranno , senza valori condivisi e ragionevoli, a risolvere i problemi del nostro Paese.
Vabbe', scusate il pistolotto, e' solo per invitarvi a leggere questa significativa intervista, concessa alla vigilia dell'elezione del nuovo Sindaco di Torino (che, credo proprio anch'io come Chiamparino, tornerà ad essere Fassino). 
Marinella 



Negli anni d’oro di Silvio Berlusconi e dell’onda azzurro-verde che conquistava il Nord Italia, Torino per il centrosinistra è stata il villaggio di Asterix assediato dai Romani o, se preferite, la Leningrado che non fu mai espugnata dai nazisti. Adesso, però, potrebbe cadere e diventare la prima grande città del Settentrione a guida grillina. Sergio Chiamparino, per dieci anni sindaco e ora presidente del Piemonte, si dice convinto che Piero Fassino resterà in carica («Se diamo retta a Chiara Appendino Torino rischia di perdere 250 milioni per realizzare il Parco della Salute»), ma avverte Matteo Renzi e il Pd: «Sottovalutare i segnali che sono arrivati dal primo turno sarebbe sbagliato». 

È preoccupato per quello che è successo a Torino dove il Pd va sotto nei quartieri popolari ma è il primo partito nei quartieri borghesi?  
«Quello che è successo a Torino è accaduto anche nelle grandi aree metropolitane. Da questo punto di vista si tratta di un voto politico. Non drammatizzerei, perché possiamo vincere tutti i ballottaggi, ma anche in vista del referendum costituzionale non si può ignorare quel che è successo».  

Quale segnale è arrivato?  
«Come in tutte le elezioni di medio termine, gli elettori hanno voluto inviare al governo un segnale chiaro: il disagio che si è accumulato in questi anni di crisi non è stato ancora completamente superato e ci vorrà ancora tempo per tornare ai livelli pre-crisi. C’è disperazione non solo negli strati sociali più poveri ma anche in tante famiglie che forse hanno meno problemi di reddito ma si sentono, comunque, marginali. Sono questi nostri cittadini che vivono sulla loro pelle una situazione di disuguaglianza. È qui che trovano spazio i populismi. E il Pd ha risposto con un segnale opposto: tutto va bene madama la marchesa».  

Matteo Renzi, però, è impegnato a giocare la partita del referendum costituzionale...  
«A Torino rischia di formarsi una grande alleanza trasversale che va dai centri sociali a Borghezio fino a Rosso: tutti contro Fassino e a favore di Appendino. In prospettiva, tutti contro Renzi. Dunque, per conquistare la maggioranza degli italiani è necessario che il premier, e il Pd, recuperino la tradizione riformista sul lavoro e il sociale, il “prenderci cura dei più deboli”. È stato fatto il Jobs Act bene, ma è solo un pezzo. Dobbiamo intervenire sulle diseguaglianze e accelerare il percorso sul reddito di accompagnamento per chi cerca lavoro o lo ha perso». 

Ma il suo partito sembra preoccuparsi di altro, c’è chi chiede le dimissioni del premier...  
«Non è il mio tema. Io dico che è arrivato un segnale dagli elettori, dal nostro mondo, e dobbiamo coglierlo. Tutti devono farlo e io vorrei che il riformismo del lavoro fosse al centro delle feste dell’Unità e degli appuntamenti delle varie correnti. Dobbiamo tutti tirare nella stessa direzione. Ma il partito non deve più essere il luogo dove si discute solo se è bianco o è nero. E questo non solo perché io sono granata». 

Presidente, non ha risposto sulla questione del referendum...  
«Guardi, io voterò sì. C’è una campagna elettorale da fare ma, sommessamente, inviterei a mettere mano ai temi che io ho evocato a partire dalla lotta alla diseguaglianza. Dobbiamo iniziare a ragionare su un progetto riformista che tenga insieme politiche fiscali e interventi di carattere sociale. Dobbiamo farlo adesso, dobbiamo farlo nelle sezioni, anche se non si chiamano più così. Dobbiamo farlo, punto. Le componenti trovino i modi e i tempi ma senza settarismi». 

Presidente non è che i cittadini si sono stufati del sistema di potere del Pd? Lei non è stato uno degli artefici di quello che viene chiamato «sistema Torino»?  
«Il cosiddetto sistema Torino non è la sfilata delle vecchie glorie, a cui posso appartenere anche io, ma un modello di cooperazione istituzionale, e fra pubblico e privato, che molte realtà ci invidiano e che ha permesso alla città di realizzare, ad esempio, i primi sgomberi dei campi dei rom con fondi annunciati nel 2009 dall’allora ministro leghista Maroni e poi arrivati nel 2012/2013. È il modello che ci ha permesso di realizzare le Olimpiadi in modo trasparente, nella piena legalità e con un avanzo finale di gestione di 10 milioni. Senza dimenticare la metropolitana».  

Che cosa pensa di Chiara Appendino?  
«Per principio, e per cultura, non parlo mai male di nessuno, tanto più nel mio ruolo istituzionale. Vedo però uno scarto fra la dimensione dei problemi che Torino ha davanti e la chiarezza dei programmi che la candidata M5S presenta al netto persino dell’esperienza per forza di cose limitata. La vicenda del Parco della Salute è emblematica: propongono di tornare al masterplan del 2011. Se vincono la città rischia di perdere 250 milioni di fondi statali». 



domenica 5 giugno 2016

I re degli ignoranti alla prova della Festa di San Crescentino

Anonimo ha detto...
Ma lei che dovrebbe sapere, quanti sono i residenti in centro? Molto pochi rispetto alla "grande Crescentino". E in quanto a crescentinesi, li può contare sulla dita di una mano. Nessuno ci va ad abitare se può evitarlo. Non c'è motivo sensato per investire in una casa del centro, se non per metterci dentro i migranti a 35 euro al giorno.
Starsky                                                                                                                                                                     
Celentano, che Giorgio Bocca definiva "Un cretino di 
talento", almeno si è autodefinito "Re degli ignoranti". Non a 
tutti capita così.

Prendiamo il signor Starsky, che ha mandato questo 
commento nel post precedente. Mostra di non aver mai letto 
notizie sulle città
oltre Fontanetto, né aver assimilato informazioni sulle risorse 
che costituiscono i Centri Storici ristrutturati. Sono stata in 
un paio di appartamenti rimessi a nuovo proprio in via 
Mazzini, e sono delle autentiche delizie architettoniche, 
arrampicate in mezzo ai tetti ad uso dei più accorti.

Cos'era via Barbaroux a Torino? Cos'è diventata, con i prezzi 
alle stelle, grazie al rinnovamento? E il centro di Chivasso? E 
ogni città rispettabile, dalla Lombardia all'Emilia-Romagna? 

Se le persone che dispongono di proprietà e danaro la 
pensano come Starsky, farebbero più in fretta a far buttare 
giù i loro 
muri, e lasciare le macerie che stanno comunque 
diventando, con l'aiuto 
di altri ignoranti come loro, senza una minima visione del 
futuro.

Ieri sera ho gironzolato come tutti per la Festa del Paese, e 
mi sono commossa nel vedere tutta quella gente a 
passeggiare, e ad ascoltare la musica dei Pink Floyd davanti 
al Gran Bar, a cura di Werter Ferrari e di Giorgio (della 
Corona Grossa, chi si ricorda...) bravissimo batterista e 
motore della band.

Era come vedere i Pink Floyd a Pompei, ma senza gli 
affreschi. Ormai tanti giovani sono abituati a vivere in mezzo 
alle macerie di Via Mazzini (e anche Piazza Caretto ormai non
scherza), sono nati che già tutto andava a ramengo e ben
poco è stato fatto, da santi benefattori di se stessi. Che Dio li 
benedica, e soltanto un miracolo illuminerà le menti di quelli
che ancora lì abitano ma non alzano mai gli occhi, non 
guardano mai le rondini, vivono con la loro scrostatezza e
non sono capaci di darsi una mossa e di far qualcosa di bello 
per tutti, ma soprattutto per se stessi (e anche per il proprio 
portafoglio) 


giovedì 2 giugno 2016

Viva l'Italia

Questa mattina, svegliandomi a Verona in una delle mie ormai rare gite lavorative, ho acceso come tanti la tv e ho guardato la cerimonia dei 70 anni d'Italia Repubblicana all'Altare della Patria, con il presidente Mattarella e la ministra Pinotti (che almeno si poteva vestire da donna, nell'occasione e in tempi in cui ne ammazzano una al giorno) e Renzi e tutti. 
Ho pensato alla mia Crescentino, naturalmente, e  mi sono sentita ancora una volta fiera dei miei nove anni (a singhiozzo) come sindaca. 
Alla manifestazione ce n'erano 400, di sindaci, per la prima volta. Uno di loro ha detto: "Molti di noi lo fanno solo per amore per la propria città". Mi sono riconosciuta in questa frase. 
Ma poiché detesto la retorica, vi saluto oggi con una canzone di Francesco De Gregori. E' dell'ottobre 1979, racconta l'amore per il nostro Paese, ma anche i tanti guai che abbiamo passato, che passiamo e passeremo. Come diceva Borrelli, "Resistere, resistere, resistere". Sempre valido. 
Buona Festa della Repubblica a tutti.

                                            VIVA L'ITALIA 


Viva l'Italia, l'Italia liberata,
l'Italia del valzer, l'Italia del caffè.
L'Italia derubata e colpita al cuore,
viva l'Italia, l'Italia che non muore.

Viva l'Italia, presa a tradimento,
l'Italia assassinata dai giornali e dal cemento,
l'Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,
viva l'Italia, l'Italia che non ha paura.
Viva l'Italia, l'Italia che è in mezzo al mare,
l'Italia dimenticata e l'Italia da dimenticare,
l'Italia metà giardino e metà galera,
viva l'Italia, l'Italia tutta intera.

Viva l'Italia, l'Italia che lavora,
l'Italia che si dispera, l'Italia che si innamora,
l'Italia metà dovere e metà fortuna,
viva l'Italia, l'Italia sulla luna.

Viva l'Italia, l'Italia del 12 dicembre,
l'Italia con le bandiere, l'Italia nuda come sempre,
l'Italia con gli occhi aperti nella notte triste,
viva l'Italia, l'Italia che resiste.

domenica 29 maggio 2016

Franco, il nostro Bumbardin

In tutti i piccoli centri della nostra Penisola, ci sono persone che riescono a catturare la simpatia popolare senza gesti eroici, con l'arma della semplicità. Franco Saluzzo, il nostro Bumbardin, era un tipo particolare. Aveva appunto suonato nella Banda Comunale, girava con un'Ape riconoscibilissima da chiunque, era una persona generosa che faceva molto volontariato. Era sempre pronto a una battuta, a un sorriso, rispondeva per le rime quando si scherzava nelle tavolate delle quali era sempre ghiotto ed entusiasta ospite. 
Cose piccole, certo. Ma in un paese come il nostro che non sorride con facilità, facevano la differenza.
E' così che prima un tardivo amore, per il quale in tanti abbiamo fatto il tifo, poi la repentina malattia e la scomparsa di Franco sono stati seguiti con trasporto e preoccupazione da tanti crescentinesi, che si ricorderanno a lungo di lui, detto il Bumbardin. Un altro pezzo della vecchia Crescentino se ne va. Ciao Franco, non fate troppo casino lassù con il Madur. 

mercoledì 25 maggio 2016

Il povero parco Alemanno della Madonna del Palazzo (e del Levi Montalcini)


Leggo su La Stampa di oggi che il dottore forestale Carmelo Fruscione vuol spiegare ai cittadini quanto siano importanti i parchi nella nostra vita: è indubbio che (anche a Crescentino) essi migliorino la qualità della vita, abbattano  i livelli di CO2 e il caldo d'estate.
Noi abbiamo dei viali bellissimi, e anche debbo dire ben tenuti in questo momento. Abbiamo anche bei parchi, bellissimo il Montalcini, poi parchi giochi per i bimbi, che è una fatica mantenere sempre intatti da vandali e superuso e usura del tempo.

Quello che è rimasto senza scalpo è il parchetto Alemanno di fianco al Santuario Madonna del Palazzo, che nei Novanta fu una delle opere per me più care della mia Amministrazione, come ora il Teatrino del Palazzo Comunale. Fu dedicato a Nello Alemanno, perché il terreno di sua proprietà giaceva in preda alle erbacce in attesa della chiusura della lottizzazione delle villette, e senza il suo assenso sarebbe andata sempre peggio: invece in 4 e 4 otto, appena glielo chiesi, sbloccò il terreno e poté nascere quella meraviglietta che è.
Però quando è stato tagliato lo scalpo a tutte le piante del Paesello, pure lì fu portata via una serie di alberi, evidentemente malati, che facevano da corona e chiusura al verde.
Mentre in piazza Garibaldi le piante tornarono quasi subito, con la popolazione che guardava i buchi in cagnesco, nessuno spese una parola per il parco Alemanno: e poverino è ancora lì con un buco grande come una alopecia vegetale, e non ho sentito nessuno lamentarsi (e mai ne sentirò). Perché? Un po' ha il peccato originale di esser stato fatto da me, un po' chissenefrega. 
Eppure basterebbe andare alla Forestale, e farsi dare delle piante. Gratis, che tanto dove non si vuole i soldi non si trovano.
Eddai mettete ste piante! Saranno 3, farete bella figura.

Ma intanto che ci sono, mi dolgo assai di un'altra opera incompiuta, a opera della mia Amministrazione 2. 
Il gazebo che dovrebbe ospitare orchestrine al parco Levi Montalcini giace come struttura metallica, un'idea platonica di una riparo al quale tenevo tantissimo per eventi nel parco medesimo. In compenso, fu completato a tempo di record quello che sarebbe dovuto diventare un bar, fra la perplessità di molti dei miei e il gradimento totale di uno solo. E combinazione, man mano che la struttura cresceva, spariva dalla mia vista chi del parco si occupava, preferendo egli frequentare altri uffici. Anche così si guarda al futuro, scegliendo le porte dove entrare: certo che poi se le cose van male, ti ritrovi con la porta chiusa e buonanotte. 
Così, adesso, abbiamo l'incompiuta del Montalcini, e meno male che agli attuali amministratori è venuto in mente di mettere gli Alpini nel futuro bar mai nato. Per evitare un altro fantasma. 



lunedì 23 maggio 2016

Hanno riaperto la trattoria dei Galli (che bello)

C'era una confusione bestiale, domenica sera alla Trattoria dei Galli che ha felicemente riaperto alle 18, con un invito praticamente a tutta la popolazione (non solo della frazione, ma a tutte le altre e al Centro).
Succede sempre così quando si annuncia una magnata gratuita, ma non è su queste dinamiche così note che vi voglio intrattenere.

Mi sembra bellissimo che il prode Oreste abbia trovato qualcuno in grado di rimettere in moto la sua storica attività in uno dei luoghi tradizionalmente più amati da locali e viaggiatori, dai camionisti alle famiglie che arrivano fin da Torino per gustarsi gli antipasti e tutto il resto (copioso). Una chiusura più prolungata avrebbe di certo nuociuto al ritorno della clientela. 

Il signore che ha preso in gestione la Trattoria Operaia come si chiamava una volta (di certo prima che ci mettesse piede un tipo grazie al quale certe cene di un tempo sentirono il dovere di trasferirsi altrove, per non doverselo trovare davanti)))), il signore, dicevo (del quale ancora non conosco il nome), mi ha raccontato di avere una lunga tradizione di cucina. Arriva con la moglie dalla Bocciofila di Castiglione, ha navigato a lungo, è stato a lungo in Argentina dove ha imparato a cucinare l'asado, che sarebbe l'arrosto ma si intende, laggiù, carne cucinata alla griglia.
Vabbé, lunga vita alla Trattoria dei Galli, e grazie a Oreste e alla sua band per la lunga vita di servizio alimentare ai popoli. 


venerdì 13 maggio 2016

Mimmo Càndito parla del suo libro a Crescentino




Che Mimmo Càndito sia mio marito lo sanno anche le pietre. Sono felice che abbia accettato l'invito del PD di Crescentino a raccontare del libro dove si parla della sua vita, di guerre e della guerra al cancro, contratto sui fronti caldi di mezzo mondo per mezzo dell'uranio impoverito delle armi, che ha fatto strage di soldati, giornalisti e poveri cristi. 
A chi di questa serata faccia un fatto politico, anticipo che la politica non c'entra.  Sono memorie vive di umanità dispersa nel mondo e negli ospedali, comunque in situazioni difficili. Con anche un ospite speciale che tutti qui avete conosciuto, il nostro Enzo detto Madur (anche lui ha combattuto, e perso, la sua battaglia).  






domenica 8 maggio 2016

E' nato un rinoceronte fra via Roma e via Mazzini



Avevo appena finito di ricordare che quando sono arrivata in piazza Caretto, nel 2009, ho trovato sulla medesima numerose toppe fra i sampietrini, confezionate con l'asfalto. Non sapevo che un'altra sorpresa era stata preparata dall'Assessorato ai lavori pubblici. 
Forse nostalgico di quel periodo, il dipartimento ha voluto andare oltre, e ha confezionato con l'asfalto una specie di rinoceronte che si innerva fra le pietre del passaggio pedonale e poi con la sua mole si allarga verso la rotondina disegnata di bianco, che fa da apripista a piazza Caretto.
Ci vuole un bel coraggio a fare un lavoro così obbrobrioso, che sul piano estetico e del decoro della città fa il paio con un altro obbrobrio a pochi metri.
Qualcuno non ci crederà, ma simili iniziative, che di questi tempi solo ad Aleppo verrebbero vissute come risolutive di un problema banale di strada da aggiustare, danneggiano la già precaria visione e immagine della città, e favoriscono l'abbandono più totale, la corsa al "tanto peggio tanto meglio".
I barbari non sono quelli che alcuni pensano...